Adoro percorrere in auto i viali alberati di Torino illuminati dalla luce delle cinque, ascoltando, per caso, Tracy Chapman. Mi piace sbirciare nei quaderni di chi non conosco e mi siede accanto, farmi un'idea della personalità di chi dovrebbe avere in comune con me diversi interessi. Mi diverto nel verificare che mi sono sbagliata nel farmi un'idea. Sorrido nel ricevere una email inaspettata da chi ormai studia in Inghilterra e che ho frequentato, in tutta la mia vita, solo per una ventina di giorni un anno e mezzo fa. Sono finalmente felice di poter consumare un pasto al sole, in una piazzetta deliziosa, accompagnata dalla musica delle chitarre.
Sono indifferente al parere che alcune persone possono avere sul mio andarmi a cercare le considerazioni di Gadda sull'Amleto, la mia vita. Sbadiglio cerebralmente ad un caffé offertomi per circostanza. Rimango interdetta quando chi mi conosce poco non mi riconosce, fisicamente, da una volta all'altra. Mi sto abituando al fatto che ci sono alcuni che non ricorderanno mai il mio nome, neppure sforzandosi, e altri che non smetteranno mai di pormi domande su di esso. Mi stupisco di me scoprendomi a camminare a testa in su per le strade della mia città, eterna turista dei cambiamenti e dei particolari.
Non sopporto i feedback inadeguati delle persone troppo concentrate a incentrare l'attenzione sulle proprie questioni e subito pronte a snobbare e a criticare le mie. Mi innervosisco sentendo la frase: "Ma cos'hai oggi, mi sembri diversa" perché, evidentemente, chi la pronuncia si è fatto un'idea sbagliata di me. Io sono sempre diversa, ma coerente.
Insomma, ecco il mio otto marzo, una giornata tipo, ma, in fin dei conti, piacevole.


