Non sarà "La vita è bella" perché ormai, dopo essersi affacciato in modo prepotentemente delicato nella nostra concezione di buon film, il suo stile ci è ben noto, e le sue sorprese, i suoi giochi a fin di bene, il suo romanticismo fiabesco che ci hanno fatto palpitare e commosso più e più volte, sembrano un po' ripetersi. Ci aspettiamo sempre qualcosa in più da quel mattacchione di Benigni. Ma in "La tigre e la neve" la fusione di più culture, argomento logorato dagli innumerevoli dibattiti, illustrata con tanta semplicità, la semplicità di sempre, la semplicità dei bambini, anche in questo caso, premia. E poi c'è il cielo di Bagdad che, tra un fuoco e l'altro, incanta con le voci di fiabe e leggende, ci sono gli occhi e la voce di Jean Reno, in tutta la loro profondità. Ed infine, una lezione. Lasciando da parte la morale. La lezione di un insegnante di poesia ai suoi allievi. In quei pochi minuti si condensano i contrasti di cui ogni piccola vita può godere. Ritrovando poeticità e delicatezza nei germogli della semplicità. Sì, sempre lei.

